L’ITALIA SOSTIENE CON FORZA L’ACCORDO SUL CLIMA

L’Europa ne sia protagonista, in sinergia con la Cina.

La posizione delle Istituzioni Italiane è netta: il rispetto e l’attuazione dell’accordo di Parigi sul clima sono fondamentali per l’esistenza dell’umanità. A fronte del “disimpegno” sull’Accordo da parte di Donad Trump, l’Europa deve farsi sempre più protagonista nello sviluppo delle strategie e della azioni che derivano dal testo di parigi. Inoltre, può e deve contare sempre di più sul nuovo “senso di responsabilità ambientalista” cresciuto da parte della Cina.

In questo articolo riportiamo alcune considerazioni. In fondo alla pagina, trovate i collegamenti ad alcune fonti informative e due allegati, ovvero il testo originale ed una traduzione in Italiano dell’Accordo.

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> L’OBIETTIVO Contenere l’aumento della temperatura media globale

> Gli STRUMENTI  Creato un sistema di governance; previsto un sostegno ai paesi in via di sviluppo con il Green Climate Fund

> I RISULTATI Per la prima volta un accordo sul clima era stato approvato da tutti; è entrato in vigore il 4 novembre 2016. Purtroppo, nel 2017 l’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato l’uscita degli States dall’accordo

 

“Non ereditiamo la terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli”

Limitare l’aumento della temperatura globale entro l’1,5 gradi centigradi rispetto a l’era preindustriale. È questo il principale obiettivo sottoscritto con gli Accordi sul clima di Parigi di dicembre 2015. Un obiettivo che sarà perseguito attraverso l’istituzione di un fondo internazionale per la diffusione delle energie verdi, compensazioni finanziarie per i paesi più poveri e un monitoraggio costante dei risultati di ciascun paese. L’Italia ha ratificato l’accordo a ottobre 2016. La decisione del Presidente Donald Trump, giugno 2017, di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi rappresenta sicuramente un fatto negativo. Compito dell’Europa, adesso, è guidare l’attuazione dell’accordo di Parigi sul clima.

 

I PAESI COINVOLTI E L'ENTRATA IN VIGORE
Il 12 dicembre 2015 a Parigi nell’ambito della COP 21 (la 21 esima Conferenza delle Parti che aderiscono alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) ben 195 paesi hanno adottato l’accordo di Parigi, un risultato senza precedenti. Alla cerimonia della firma aperta alle Nazioni Unite a New York il 22 aprile 2016, giorno della Terra, hanno partecipato 170 capi di stato e di governo. L’accordo è entrato in vigore sei mesi prima del previsto ossia il 4 novembre 2016, un mese dopo il superamento dei due criteri previsti e cioè la ratifica di almeno 55 paesi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni di gas serra globali.

IMPEGNI PER TUTTI…
Per la prima volta un accordo per il clima coinvolge tutti i paesi: dai paesi industrializzati ai nuovi giganti economici ai paesi in via di sviluppo. Ogni paese ha presentato il proprio piano nazionale (NDC - nationally determined contribution) sulla base delle proprie capacità e necessità, con al centro la mitigazione, e dunque la riduzione delle emissioni di gas serra, e l’adattamento per attenuare l’impatto dei cambiamenti climatici. Previsti anche meccanismi per sostenere il trasferimento di tecnologie. Per l’Unione europea l’impegno è definito dal pacchetto clima energia al 2030 adottato dal consiglio europeo nell’ottobre 2014 durante il semestre di presidenza italiana e prevede -40% di emissioni di gas serra al 2030, almeno +27% di rinnovabili nel consumo finale di energia e almeno +27% efficienza energetica.

...OPPORTUNITA’ PER L’ITALIA
Lo sviluppo di un’economia a bassissime emissioni di carbonio ci dà l’opportunità di svilupparci nei settori chiave del futuro e tra questi energia pulita con efficienza energetica e rinnovabili, attività produttive a emissioni zero, mobilità sostenibile, recupero di materia e economia circolare e consentirà alle nostre imprese di aumentare la propria competitività. Dagli impegni per il clima deriva anche una maggiore attenzione alla gestione del territorio e all’agricoltura così come a rendere intelligenti le nostre città.

PRINCIPI
Tra i principi fondamentali dell’Accordo c’è quello della giustizia ambientale in termini di equità tra generazioni, per preservare le risorse naturali e consentire alle generazioni future di godere delle nostre stesse condizioni di vita sul pianeta, e di equità tra persone e paesi visto che sono i più poveri a essere i più vulnerabili, i più esposti agli impatti catastrofici di cambiamenti climatici che non hanno determinato. Fermare il riscaldamento globale è il modo migliore per eliminare una delle maggiori minacce alla sicurezza globale e per scongiurare le migrazioni dovute alla mancanza di risorse naturali, stimate dall’Alto commissariato per i rifugiati in flussi di 250 milioni di persone al 2050. Lavorare per il clima è lavorare per la pace.

 

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