L’ITALIA TORNA A CRESCERE

Con la nostra azione di governo salgono occupazione ed economia

 

Dopo aver attraversato la crisi economica più pesante degli ultimi cento anni e forse più, grazie alla costanza di azioni pazienti e tenaci per far ripartire l’Italia, che abbiamo assunto dal 2014 in Parlamento e con il Governo, i fatti parlano chiaro. Chi insiste nel non riconoscere la correttezza di tante misure prese, dimenticando che i problemi complessi non si risolvono né in pochi giorni, né con la bacchetta magica, né senza rischiare dover perfezionare gli interventi nel tempo, chi insiste nel misconoscere tutto ciò viene smentito dalla concretezza dei principali dati economici, oggi tutti “strutturalmente” caratterizzati dal segno “più”.

Nel nostro Paese sono in molti che, nella politica, così come nella società e nelle imprese, si dedicano con intelligenza e generosità a migliorare le cose; ma sono tanti, troppi, anche coloro che tendono a contrastare, a fare ostruzionismo, a distruggere, spesso senza proporre alternative chiare.

Ciò nonostante, e nonostante le ferite profonde della crisi economica da cui stiamo uscendo, i risultati della crescita sono un fatto oggettivo. Essi non sono dovuti ad una “favorevole contingenza generale”, bensì sono il frutto, nel tempo necessario, di azioni sinergiche, costanti, coraggiose.

Certo, c’è ancora molto da fare, soprattutto per quanto riguarda l'innovazione, la qualità del lavoro, le qualifiche professionali, l'occupazione giovanile. Bisogna proseguire nel riformare il nostro Paese, nella maniera il più possibile partecipata e condivisa.

Ma la strada della rinascita italiana è intrapresa e con una maggiore coesione sarà più facile e più veloce percorrerla, per il bene di tutti, cittadini, famiglie, imprese. Chi ci sta, troverà sempre, nel PD, nei suoi Parlamentari, nei suoi amministratori locali e nazionali, e anche nei propri militanti, un alleato convinto e affidabile. Per il bene dell’Italia.

 

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Descrivere appieno gli andamenti della nuova crescita e dei progressi italiani, richiederebbe una lunga analisi. Qui di seguito andiamo a sintetizzarla, con alcuni dati essenziali.

 

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i RISULTATI in poco più di TRE ANNI

> PIL da -2,8% a +1,4%

> DISOCCUPAZIONE da 13% a 11,1%

> FIDUCIA dei CONSUMATORI da 94.6 a 106.4

 

Dopo anni in cui tutti gli indicatori economici avevano davanti, inesorabilmente, il segno “meno”, dal 2014 le cose sono iniziate a cambiare, l’Italia ha cominciato ad uscire dalla crisi e ha ripreso un cammino di crescita. E il segno “più” accompagna ora stabilmente tutte le statistiche. Il primo e più evidente esempio è il nostro Prodotto Interno Lordo: se nel 2012 il PIL diminuiva del 2,8 % e nel 2013 dell’1,7%, l’anno seguente ha fatto la sua comparsa il segno “più”. E quindi +0,1% nel 2014, +0,8% nel 2015 e +0,9% nel 2016, con una inversione di tendenza che non solo si è mantenuta costante ma si è rafforzata negli anni e con un incremento complessivo dell’1,8% nel triennio.

 

 

 

In economia si chiama “tendenza strutturale”, ma la cosa importante è che non si tratta solo di numeri, perché sono risultati concreti, sono effetti positivi per la vita delle famiglie e l‘attività delle imprese.

 

EFFETTI CHE SI POSSONO MISURARE
I consumi delle famiglie sono aumentati del 2,9% nel periodo 2014-2016; l’indice della produzione industriale è salito da 92 nel febbraio 2014 a 95,4 nel maggio 2017 e gli investimenti in capitale fisso sono aumentati del 4,6% nel periodo 2014-2016;

il clima di fiducia dei consumatori è cresciuto, tra febbraio 2014 e giugno 2017, da 94,6 a 106,4 mentre quello delle imprese da 95,2 a 106,4. Nel 2017 questa tendenza si consolida e rafforza ulteriormente: per la Banca d’Italia la crescita sarà pari all’1,4% (luglio 2017), una previsione sensibilmente più elevata di quanto il Governo stimava ad aprile (1,1%). Anche il mercato del lavoro segna grandi risultati. Il Jobs Act e la decontribuzione per nuove assunzioni hanno dato una spinta decisiva all’occupazione: più di 700 mila contratti di lavoro aggiuntivi dal 2014, due terzi dei quali a tempo indeterminato; più posti di lavoro recuperati dall’Italia rispetto ai paesi dell’Eurozona maggiormente colpiti dalla crisi; il 63% degli occupati contro il 56% dell’Irlanda, il 46% dell’Olanda, il 36% della Spagna, il 26% del Portogallo e il 15% della Grecia; diminuzione di 1,9 punti percentuali del tasso di disoccupazione totale, passato dal 13% del febbraio 2014 all’11,1% del giugno 2017; diminuzione, nello stesso periodo, del tasso di disoccupazione giovanile, sceso di 6,4 punti percentuali e attestatosi al 35,4%; un dato ovviamente non ancora soddisfacente, ma significativo.

 

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