Parte il REDDITO DI INCLUSIONE: PERCHÉ NESSUNO RIMANGA INDIETRO

Dal primo gennaio 2018, al via il REI

di Marina Berlinghieri

Il reddito di inclusione, detto anche REI, è un nuovo provvedimento attuato dal Governo per contrastare la povertà: entrerà in vigore dal primo gennaio 2018 e consisterà in un assegno mensile differente a seconda dei requisiti dei richiedenti. L’obiettivo è aiutare tutti coloro che si trovano in povertà assoluta, ovvero le famiglie o le persone che non dispongono di beni e servizi sufficienti a condurre una vita dignitosa. A beneficiarne saranno, in particolare, le famiglie con figli minori, con disabili gravi e i disoccupati con più di 55 anni: dalle ultime stime, si tratta di circa 600mila famiglie, 1,8 milioni di persone e, in particolare, 500mila minori.

Questo nuovo strumento andrà a sostituire l’Assegno di disoccupazione e il Sostegno all’inclusione attiva. E’ stato studiato per arginare gli effetti della crisi economica degli ultimi anni, che ha messo in ginocchio milioni di famiglie ed individui italiani. Nei cinque anni dal 2007 al 2012 il loro numero è raddoppiato: sono passati rispettivamente da 975mila a 1,725 milioni e da 2,427 milioni a 4,814 milioni. Gli ultimi dati, risalenti al 2016, hanno fatto registrare un forte miglioramento. Tuttavia, ancora troppe sono le persone con difficoltà economiche: permane una situazione pesante che richiede forti interventi, come quello messo in atto dal Governo e da noi sostenuto in Parlamento.

Per poter usufruire del Reddito di Inclusione bisognerà rivolgersi agli sportelli comunali preposti, la procedura è semplice e rapida: per ottenere il REI, infatti, saranno necessari soltanto trenta giorni dalla richiesta, il sussidio avrà una durata di 18 mesi, al termine dei quali saranno necessari sei mesi per effettuare un’altra richiesta. L’importo varierà dai 190 euro per una persona singola fino ad un massimo di 485 euro mensili per un nucleo familiare di cinque o più componenti. A questo proposito sono stati stanziati 1 miliardo e 150 milioni per quest’anno, che diventeranno 2 miliardi aggiungendo i fondi non spesi nel 2016 e i fondi europei.

I richiedenti dovranno avere un ISEE che non superi i 6.000 euro, il patrimonio immobiliare, esclusa la prima casa, non oltre i 20.000 euro e quello mobiliare che non vada oltre ai 6.000 euro.  Particolare attenzione è rivolta ai nuclei con figli minorenni o disabili, le donne in maternità e i disoccupati che hanno compiuto 55 anni. Potrà richiedere l’aiuto economico anche chi percepisce un reddito come lavoratore, pur nei limiti sopra richiamati.

Il provvedimento rientra in un piano di Governo che non si limita a un sostegno puramente economico ma bensì consiste in una gamma versatile di aiuti alla famiglia o ai singoli in difficoltà, attraverso progetti personalizzati di inserimento e reinserimento al lavoro o di incremento del sostegno  per le eventuali necessità socio-sanitarie.

Si tratta di una serie di interventi che, fuor di demagogia, vanno a sostegno di bisogni fondamentali, delicati e complessi, da parte delle persone. Spiace vedere come spesso, talune forze politiche si attardino, in Parlamento, in un’opposizione strumentale che non sempre parrebbe cogliere la reale natura e complessità dell’attuale momento economico e sociale, di uscita da una fortissima crisi. Ma ciascuno, appunto, risponde per sé, per le proprie azioni e per le proprie scelte.

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