TALLINN: ‘’EUROPA: LA GESTIONE DEI FLUSSI MIGRATORI E LE AZIONI PER RIDURNE LE CAUSE PROFONDE”

Dal 26 al 28 novembre sono stata a Tallinn, capitale dell’Estonia per partecipare ai lavori della Conferenza interparlamentare Ue-Stati nazionali (COSAC) riunitasi per affrontare i temi del futuro dell’Unione Europea, di come renderla più vicina ai cittadini e delle misure da intraprendere per gestire i flussi migratori. Di fronte alle dimensioni globali dei problemi da affrontare l’unica risposta efficace è rilanciare il processo di integrazione su un terreno concreto che privilegi le politiche e non procedure e strumenti, che miri a realizzare il rilancio dell’economia, a contrastare la disoccupazione, a preservare i modelli di welfare state e a correggere gli insostenibili divari di sviluppo e benessere. Solo cosi i cittadini potranno concretamente percepire l’utilità del progetto europeo. Qui di seguito il mio intervento riguardo alla gestione dei flussi migratori e le azioni per ridurne le cause profonde.

“L’azione di contrasto alle forze centripete e disgreganti risulta altresì più forte e visibile se nelle scelte adottate dall’Unione europea si intuisce in modo immediato un significativo tasso di condivisione dei problemi da parte degli Stati membri, in grado di stimolare nei cittadini quel sentimento comune di appartenenza ad un’unica comunità, presupposto imprescindibile per poter immaginare una costruzione europea stabilmente proiettata verso le sfide dei prossimi anni.

Tale approccio vale senz’altro per le modalità con cui si intendono affrontare i vari profili della questione migratoria, uno dei principali temi in grado di incidere profondamente sull’opinione pubblica dell’Unione europea; la delicatezza della materia e l’aspettativa diffusa di soluzioni a livello europeo in grado di risolvere efficacemente le questioni relative ad un ordinato svolgimento dei flussi, al rispetto di un diritto universalmente riconosciuto come quello alla protezione internazionale, e a  politiche equilibrate in materia di integrazione, sono il  principale banco di prova per valutare l’efficacia del valore aggiunto del contributo dell’Europa. Si tratta di questioni così importanti da influire peraltro sul  livello di stabilità politica degli ordinamenti nazionali maggiormente interessati dai flussi o dall’impatto delle domande di asilo. 

- la gestione della migrazione lungo la rotta del mediterraneo centrale è un'attività prioritaria nel quadro del partenariato. Le diverse misure realizzate dall'Italia e dall'Ue in Africa, cominciano a dare i primi frutti.

Tuttavia L’azione europea diretta alla riduzione delle cause profonde profonde della migrazione, necessita di una forte accelerazione e di un approccio strutturale e globale che tenga conto anche dei diritti umani. Nessun Paese può gestire da solo il fenomeno. 

Occorre quindi dar seguito a quanto programmato con i cosiddetti migration compact, in particolare modulando tutte le relazioni con i principali Paesi di origine e di transito nel tentativo, da un lato, di ottenere da questi ultimi l’effettiva collaborazione con l’Europa con particolare riguardo al contrasto alle reti dei trafficanti di persone e all’attuazione delle politiche di rimpatrio dei migranti irregolari, dall’altro, di consolidare le basi politiche istituzionali ed economiche di tali Stati in modo da consentire alle masse che oggi fuggono dai rispettivi territori una prospettiva di vita più favorevole. 

È evidente che non si possono trascurare i rischi connessi a strategie di questo tipo, a partire dalla difficoltà di collaborare con Paesi che vivono oggi una fase di forte destabilizzazione o nei quali è molto forte la corruzione. Questi rischi non devono tuttavia impedire l’adozione dell’unica strategia che può prevenire flussi migratori che potrebbero diventare ingestibili e insostenibili come dimostra anche l’esperienza dei Paesi membri più ricchi e aperti all’accoglienza che hanno tuttavia deciso di bloccare le frontiere per il timore di arrivi troppo consistenti. 

Questi rischi possono essere fronteggiati attraverso una azione coerente e coordinata da parte di tutti gli attori (istituzioni europee e Stati membri), evitando iniziative improvvisate e unilaterali e puntando piuttosto su programmi a medio e lungo termine che siano supportati da adeguate risorse economiche, assai più consistenti di quelle fino ad ora stanziate, e da una forte capacità di monitoraggio e controllo che responsabilizzi le autorità locali ma non sottragga all’Europa la possibilità di intervenire per correggere e rimediare a eventuali errori.

- Per una strategia di lungo termine è fondamentale un investimento di grande portata nel settore culturale, con programmi di mobilità rivolti ai giovani, che stimoli nuove attività imprenditoriali, che intensifichi scambi culturali e universitari.

Tali soluzioni devono essere supportate da forti capacità di programmazione e soprattutto da un investimento di risorse economiche molto più grande di quanto non sia stato fatto finora, considerato che i programmi di aiuto agli Stati africani (come il Fondo fiduciario di emergenza per l’Africa) dovranno finanziare progetti per lungo tempo prima di poter registrare effettivi miglioramenti nelle condizioni ini socioeconomiche delle popolazioni interessate ai principali flussi. ”

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