Il mio intervento al Women's European Council di Brussels

L'Unione europea si fonda su un insieme di valori, tra cui l'uguaglianza, e promuove la parità tra uomini e donne (articolo 2 e articolo 3, paragrafo 3, del Trattato sull’Unione europea - TUE). L’articolo 8 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea - TFUE - attribuisce all'Unione il compito di eliminare le ineguaglianze e di promuovere la parità tra uomini e donne in tutte le sue attività (questo concetto è noto anche come gender mainstreaming - integrazione della dimensione di genere). Sin dal 1957, i Trattati sanciscono altresì il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro. A tal proposito, l'UE può intervenire nell'ambito più ampio delle pari opportunità e della parità di trattamento nei settori dell'impiego e dell'occupazione. In tale contesto, l'articolo 157 del TFUE autorizza anche l’azione positiva finalizzata all’emancipazione femminile. L'articolo 19 del TFUE consente altresì l'adozione di provvedimenti legislativi per combattere tutte le forme di discriminazione, incluse quelle fondate sul sesso. Questi principi e questi valori, sono realizzabili solo se vi è nelle istituzioni e nei ruoli decisionali una rappresentanza di genere equilibrata. Rappresentanza che va quindi ricercata e favorita. Secondo i dati forniti dall’EIGE - l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere -nell’ultima decade si è registrato un aumento complessivo della rappresentanza femminile nei Parlamenti nazionali, dal 23,9 del 2008 al 30,2 nel 2018.

 

Tuttavia, l’Istituto rileva significative differenze fra gli Stati membri; a fronte di Paesi particolarmente sensibili all’equilibrio di genere quali Svezia, Finlandia e Spagna (con percentuali rispettivamente del 46,7, 41,5 e 41,4 per cento), vi sono, d’altra parte, Stati membri che non raggiungono la soglia del 20 per cento: si tratta in particolare di Grecia (18,3 per cento), Cipro (18,2 per cento), Malta (14,5 per cento) e Ungheria (12,6 per cento). Per quanto riguarda il dato riferito all’Italia, l’EIGE rileva che il dato complessivo della rappresentanza femminile al Parlamento italiano alla fine del 2018 si attesta al 35,3 per cento , con un aumento di oltre il 14 per cento nell’ultima decade (legislature XVI e XVII). Anche la rappresentanza femminile al Parlamento Europeo dei diversi Stati membri non è omogenea: Gli Stati membri con una rappresentanza femminile maggiore al Parlamento europeo in termini percentuali sono Finlandia (76,9%), Croazia (54,5%), Irlanda (54,5%), Malta (50%) e Svezia (50%). Secondo l’EIGE, 28 dei 73 europarlamentari italiani sono donne (38,4%). Per quanto riguarda la presenza delle donne nei Governi degli Stati membri nel 2018, l’Istituto rileva un maggior equilibrio di genere con riferimento alla Spagna (61,1%), alla Svezia (52,2%) e alla Francia (48,6). Gli Stati membri con una minore proporzione di donne nei propri Governi sono Lituania (13,3%), Malta (13,3%) e Ungheria (7,1%) Per quanto riguarda la percentuale di leader di partito, secondo l’EIGE, gli Stati membri che rispettano maggiormente l’equilibrio di genere sono Regno unito (50 per cento), Germania (40 per cento), e Portogallo (40 per cento).

 

Le elezioni europee del prossimo maggio costituiscono un’opportunità importantissima per rilanciare il progetto europeo, e per proporre in modo coraggioso alcune misure che possano attuare i valori fondanti dell’Unione Europea, per far sì che le cittadine ed i cittadini se ne riapproprino partecipandovi attivamente. Certamente rafforzare le istituzioni democratiche e la loro legittimità è uno degli obiettivi fondamentali. Obiettivo che può essere raggiunto soltanto se l’uguaglianza, le pari opportunità e l’equilibrio di genere nella rappresentanza sono perseguite (e raggiunte) in modo omogeneo nei diversi Stati membri. Così come sono state perseguite politiche di coesione economica per fare in modo che si colmi il gap di sviluppo tra i diversi Paesi è necessario proporre uno strumento che assicuri un approccio comune e uno sforzo costante da parte di tutti gli Stati nella realizzazione di una vera parità di rappresentanza, di opportunità e di uguaglianza nei diversi ambiti della vita sociale ed economica. A tal fine credo sia da sostenere in modo forte e deciso la proposta che gli Stati membri istituiscano un Consiglio dei ministri per l'uguaglianza di genere (con la nomina di un commissario e un budget proprio) la cui missione sarebbe quella di garantire i diritti delle donne e le pari opportunità in Europa e assicurare l'applicazione di un approccio di genere a tutte le politiche dell'UE, fornendo indicatori intersettoriali e valutazioni d'impatto autonome ex ante ed ex-post. Il Consiglio per l’uguaglianza di genere costituirebbe un formidabile strumento per rafforzare e innalzare in modo omogeneo la presenza delle donne nei vari settori della società, soprattutto nelle posizioni apicali e decisionali. Sono convinta sia uno strumento necessario, soprattutto in un momento storico, come quello che stiamo vivendo, in cui sembrano messi in discussione i valori su cui l’Europa è stata fondata. La democrazia, l’uguaglianza, la parità di genere, sono valori che abbiamo il dovere di tutelare per non assistere a pericolose regressioni. Fare proposte coraggiose e lungimiranti, come quella del consiglio per l’uguaglianza di genere, ci aiuterà anche a riavvicinare molti cittadini che in questo modo sentiranno di avere la possibilità di vivere in un’Europa che li rappresenta e li tutela sempre di più e sempre meglio.

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